giovedì 25 settembre 2008

2 mesi fa...

XXVIII Marcia Francescana
Roma, San Pietro - Santa Maria degli Angeli, Porziuncola

(Jovanotti, Una tribù che balla, La strada, 1991)

Non aggiungo altro
se non la dedica di questo filmato
a chi ha condiviso con me
il cammino
che si è fatto incontro!

domenica 21 settembre 2008

Questione di soldi o di giustizia?

Cfr. Matteo 20,1-16

"«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro [...]: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»".


Questione di soldi o di giustizia? L'insegnamento è per la retribuzione salariale o per la distribuzione della giustizia? Si, la domanda mi pare sia lecita! Il Signore ci sta insegnando a distribuire i soldi in modo giusto o a fare giustizia, a vivere di giustizia? Guarda caso: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò" al Signore sembra giusto il modo di distribuire il denaro mentre agli uomini no: "Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone". Il Signore ci insegna che la sua giustizia non è retributiva (a ciascuno quanto ne merita) ma distributiva (a tutti in egual misura). E già, proprio perché la somma di un denaro era il necessario per il fa bisogno giornaliero, cioè quanto serviva per poter vivere, e il ragionamento dei primi lavoratori non era il desiderare di più per loro ma il desiderare di meno per gli altri. Capito? Di meno del necessario per vivere. Questo il Signore non lo può accettare naturalmente! Quindi ecco che da a ciascuno un denaro in egual misura. Ancora una volta siamo davanti alla sua Misericordia che è per tutti e per tutti in egual misura! Senza sconti ne vendite promozionali!

O Padre, giusto e grande nel dare all’ultimo operaio come al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra; apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino.
(Dalla liturgia della XXV domenica del tempo ordinario
A)

domenica 14 settembre 2008

L'essenziale è invisibile agli occhi!!!

DEDICATO A...
(ma avrai la pazienza per leggerlo?)
In quel momento apparve la volpe. "Buon giorno", disse la volpe. "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo... " "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino... " "Sono una volpe", disse la volpe. "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste... " "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". "Ah! scusa", fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire "addomesticare"?" "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?" "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "addomesticare"?" "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?" "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare?" "È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami... "Creare dei legami?" "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo". "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..." "È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra... " "Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa: "Su un altro pianeta?" "Si". "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" "No". "Questo mi interessa. E delle galline?" "No". "Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... " La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore... addomesticami", disse. "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose". "Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" "Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino... " Il piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza". Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "... piangerò". "La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi... " "È vero", disse la volpe. "Ma piangerai!" disse il piccolo principe. "È certo", disse la volpe. "Ma allora che ci guadagni?" "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore ...del grano". Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto". Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo". E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perchè è lei che ho riparata col paravento. Perchè su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa". E ritornò dalla volpe. "Addio", disse. "Addio",...disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".


"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo. "È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". "È il tempo che ho perduto per la mia rosa... " sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa... " "Io sono responsabile della mia rosa... " ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

IL PICCOLO PRINCIPE (capitolo XXI) di Antoine de Saint-Exupery

domenica 7 settembre 2008

Il debito dell'amore!

Matteo 18,15-20

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»".

"... sia per te come il pagano e il pubblicano!" Cioè? Ma come Signore, dobbiamo riprovare e riprovare e se poi il nostro fratello proprio non capisce deve essere come il pagano e il pubblicano? Lo dobbiamo ignorare? Mmm! Come il pagano e il pubblicano? E tu come ti sei comportato con i pagani e i pubblicani? A ecco, ora è tutto chiaro! Non è come il detto "fatti i fatti tuoi che campi 100 anni" ma come ti sei comportato te con i pagani (estranei al culto) e i pubblicani, cioè con l'atteggiamento missionario, di chi è chiamato a condividere la vita stessa ricevuta in dono. Ecco allora perché san Paolo ci ricordava: "non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole" perché l'unico debito che abbiamo è con il tuo amore e visto che il tuo è un amore gratuito nopn abbiamo neanche quello. E l'unico debito che abbiamo è corrispondere al tuo amore passando per i fratelli, dunque: tutti missionari!

O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge.
(Dalla liturgia della XXIII domenica del Tempo Ordinario A).

domenica 22 giugno 2008

Ma il dono di grazia non è come la caduta!

Cfr. Matteo 10,26-33

"Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo".

Matteo continua a comunicarci quella che è stata la sua esperienza di fede vissuta: il significato del costruire la propria casa sulla rocci e non sulla sabbia, l'evento della sua chiamata mentre era sudeuto al banco delle imposte, il mandato di andare dalla pecore che erano sperdute come senza pastore ed oggi il comando della NON-PAURA!

Ninete paura,

niente paura

niente paura,

ci pensa la vita

mi han detto

così...


(Cfr., L. Ligabue,
Primo tempo,
Niente paura,
2007)

Ci sono almeno due modi per non aver paura uno di questi è quello di considerare ciò di cui noi abbimo paura alla luce del tempo che inesorabilmente secondo dopo secondo passa... e allora ci pensa la vita! L'altro modo che mi viene in mente è quello suggerito da Gesù: non dobbiamo avere paura perché quello che è nascosto sarà manifestato!!! Cioè? Cosa è nascosto? Da bambino pensavo che questa frase si riferisse al negativo e dunque... tutto ciò che noi facciamo di male sarà rivelato e non ci possiamo nascondere! Buffo vero? Invece Gesù ci sta dicendo qualcosa di molto bello: Matteo ha seguito Gesù, Matteo ha sentito le grandi predicazioni di Gesù alle folle, Matteo ha sentito i piccoli discorsi detti da Gesù nel privato e nell'initimità solo ai dodici o addirittura solo a parte di essi. Ecco allora che tutto questo deve essere rivelato. Noi siamo i destinatari, ma noi siamo anche la sua Chiesa i suoi Figli, coloro che il Padre ha reso destinatari del suo Amore... e allora ecco che il dono di grazia non è come la caduta! E già, la caduta è entrata nel mondo a causa dell'uomo e del suo peccato e così la morte: la nostra grande e ultima paura, ma il dono di grazia è entrato nel mondo a causa di un uomo-Dio e questa porta a tutti la salvezza e la vita eterna: doni molto più grandi della morte.
E noi? Noi parliamo delle nostre morti o del dono di grazia? Di che cosa siamo portatori? Se Matteo non si fosse fatto discepolo noi oggi non parleremo di ciò... e allora all'ascolto e buona missione!

O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annunzio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta.
(Dalla liturgia della XII domenica del Tempo Ordinario A).

domenica 15 giugno 2008

Qui si fa la storia

Cfr. Matteo 9,36-10,8

"I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»".


Dopo una pausa di riflessione sulla dedica precedente eccomi nuovamente con il vangelo della domenica. La compassione di Gesù che vede le folle e le vede come pecore senza pastore! E cosa fa? Dice di pregare e chiama i dodici. Quasi a proporre la Chiesa come pastore per le pecore che ne sono prive. Ma i dodici fanno parte proprio di quelle pecore! Stupore! Delle pecore senza pastore come lo erano i dodici, diventano esse stesse pastori per le altre. Certo che nell'ottica di Dio davvero tutto è possibile! Loro con così tanti difetti e con tante differenze tra loro sono chiamati ad essere pastori!

Una riflessione per coloro che mi chiamano prete!
Spesso leggendo questo brano ci viene spontaneo di dedicarlo ai preti, a loro che hanno ricevuto la vocazione e che sono simile ai dodici... NO! Non ci sto! Non è SOLO per noi preti... anzi continuando la lista dei dodici metteteci i vostri di nomi e... buon lavoro!

Una rifelssione per me che quando mi chiamate prete vi chiamo laici!
Gesù dice di rivolgersi soprattutto alla casa d'Israele e alle pecore perdute di essa! Ma come e noi? Con tutto il nostro desiderio di convertire tutti? Eppure il "comando" è chiaro, forse dovremmo sempre di più ricordarci che il vangelo in primo luogo è per noi e poi per gli altri, infatti: prima "gratuitamente avete ricevuto" e poi "gratuitamente date".
E poi i dodici così diversi tra loro e così immischiati con il resto delle pecore senza pastore e noi? Pecore come loro ma con l'incapacità di convivere... che tristezza! Immaginate cosa sarebbe successo se i discepoli si fossero scelti tra loro... o se si fossero respinti tra loro... che tristezza!

"La storia si ripete..., buoni o cattivi...., giusto o sbagliato..., questo è l'inizio!"
ma non scordiamoci che:
"Qui si fa la storia o non si fa
si deciderà tutto qui
chi può aspettare aspetterà
non scappiamo fuori di qui"

Chissà se indovinate l'autore delle citazioni?

giovedì 29 maggio 2008

Dedicato a...

A voi la lettura, a voi il commento... sentitevi liberi... ma non fate domande solo questo vi chiedo...

Se dici sono ancora indecisa lo so
Forse non sai che cosa cerchi
Se non capisci ancora cosa voglio da te
È inutile che te lo ricordi
Va bene non ti fidi di me
Chissà che cosa c’e
Chissà che cosa pensi
Va bhè non sono degno di te
Chissà che cosa vuoi
Chissà che cosa cerchi.
Non ho tempo lo sai
Non ho tempo oramai
Per fare solo dei discorsi
Sono talmente disperato che spero che
Che spero che il celo tramonti
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Che cosa vuoi da me…
Scusa tanto se non sono capace
Di farti la corte un po’ mi dispiace
Se sono un po’ troppo veloce
È colpa del fatto che sono precoce
Cosa fai non credi che con uno come me
Tu saresti felice
Se ti potessi far vedere
Quello che sarei pronto a fare invece
Non ho tempo lo sai
Non ho tempo oramai
Per fare tutti quei discorsi
Sono talmente disperato che spero che
Che spero che il celo tramonti
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Ma lo sai
Almeno che cosa vuoi
Che cosa vuoi da me…
Cosa vuoi, che cosa cerchi…
Cosa vuoi, che cosa cerchi…
Cosa vuoi, che cosa cerchi…
Cosa vuoi, che cosa cerchi…

(Vasco Rossi, Buoni o cattivi, Cosa vuoi da me, 2004)