"Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»".
Ancora un'altra parabola detta per alcuni che "presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri" cioè, li nullificavano, li nientificavano. Proviamo a rispondere alla domanda: siamo più farisei o più pubblicani? In qualche atteggiamento ci riconosciamo? Sicuramente in quello del pubblicano, in fondo chi è degno di comparire davanti a Dio? E allora sì, conviene riamnere a distanza, riconoscere i nostri errori e chiedere perdono. Ma come? Allora la parabola non è per noi! Se così è questo vangelo non è stato detto per noi!!!
Solo se siamo umili e poveri offriremo al Signore la possibilità di farci "tornare a casa giustificati" dalla sua misericordia.
L'architrave e gli stipiti formano un tutt'uno se uno di questi elementi manca anche gli altri mancano e non servono a nulla.
(Dalla liturgia della XXX domenica tempo ordinario C).








